Una delle prime domande che ricevo riguarda cosa sia realistico aspettarsi da un flusso AI. La risposta breve è che dipende molto dalla qualità dei documenti, dalla chiarezza delle tassonomie interne e dal grado di allineamento tra i vari sistemi. In alcuni casi l’estrazione automatica riesce a coprire una buona parte dei corporate actions standard, in altri richiede più interventi manuali e una fase di taratura più lunga. In ogni scenario, però, il principio resta lo stesso: usare l’AI per preparare il terreno, non per prendere decisioni al posto tuo.
Un altro tema ricorrente è la gestione degli errori. Preferisco progettare flussi che rendano gli errori visibili il prima possibile, ad esempio bloccando l’avanzamento di eventi con dati incoerenti o segnalandoli in dashboard dedicate. Questo non elimina il rischio, ma aiuta a intercettarlo prima che un singolo campo sbagliato si propaghi lungo l’intera catena. I risultati possono variare, e proprio per questo è importante avere strumenti che permettano di osservare il comportamento del flusso nel tempo, invece di scoprirne i limiti solo in momenti critici.